07/02/2023
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Il Mercato coperto e la sua Aurora
Com’è che adesso si punta tutto sul lauto appalto? Ma da quando è che la città non è più di tutti? Ma è mai possibile che non importi più niente a nessuno?


C’è qualcuno a Perugia a cui interessi qualcosa dell’architettura? Forse che sì, forse che no.
Abbiamo, ahimè, perduto i contatti con le fonti ispiratrici. Eppure, la Musa dell’Architettura c’è: la sua dimora è nei giardini del Frontone: giovane, bella, riflessiva, sempre disponibile ad ascoltare e a fornire saggi consigli. È da sempre pronta ad accompagnarci e ad indirizzarci verso un utilizzo proficuo dei luoghi che stimolino relazioni tra simili, nel rispetto dell’ambiente e del paesaggio.
Perugia ne ha tanti di luoghi architettonici tipici, e ve n’è uno fra questi che è tra i più generosi di acquisizioni interiori e produttive, ed è quello del Mercato coperto, che fu progettato al fine precipuo di trasferire il mercato agricolo dalla abituale piazza del Sopramuro (oggi piazza Giacomo Matteotti) ad un edificio antistante costruito allo scopo.
L’edificio fu ben congegnato nel suo abito razionalistico e popolare al tempo stesso: nel suo interno, in una sintesi armonica, si intese realizzare il contatto diretto con l’amica campagna e le sue voci di richiamo, da quella di Peppina la fruttivendola a Mario il baccalaro, dalla macellara Ginetta al vinaro Umberto, passando per Baffino il biscottaro, senza dimenticare il vecchietto del banco dei formaggi.
Un mercato in tutto e per tutto simile a un teatro con tanti palcoscenici, ognuno dei quali con i suoi abituali fornitori. Un fenomenale connubio tra architettura sociale e antropologica, frequentato da tutti.
Una platea sempre gremita di cittadini ben desiderosi di attingere ai prodotti di stagione e, in particolare, alle primizie: tutti prodotti rustici, nostrali, liberi da superflui involucri, e aperti alla scelta ponderata da parte dell’acquirente.
Tutta l’atmosfera di un luogo pensato con semplicità e oculatezza per favorire armonia, aggregazione, coralità, soddisfazione.
Un progetto talmente ben concepito e disegnato da non aver trascurato nemmeno le panchine, inserite in un gioco di chiaroscuri e di ritmi geometrici verticali e orizzontali.
Con le recenti trasformazioni apportate, tutto ciò è ormai svanito e resta semmai nel ricordo. Invece di installare ingombranti e occultanti manufatti a mo’ di gabbiotti, sarebbe stato piuttosto opportuno un semplice restauro della memoria, rispettoso di una basilare caratteristica, quella di una percorribilità tra piazza del Sopramuro e la sommità del Mercato coperto, passando attraverso la suggestiva Loggia del palazzo del Capitano del popolo:  un inedito collegamento ritmato, in un alternarsi di interni ed esterni.
I progettisti originari non trascurarono di certo il percorso visivo panoramico che si percepisce già lasciando Corso Vannucci e scendendo per via Fani. Un cono attraente, luminoso, magnetico, che accompagna attraverso il portico della Loggia dei Lanari fino al culminare nel bagliore solare in cui si spalanca la terrazza. Una panoramica irrinunciabile che pone l’osservatore in continuità con la tradizione, proprio come facevano i nostri antenati, ammirando l’aurora nel suo anticipare la nascita del sole ad est.
Dati tutti questi esempi di buona grammatica e di progettualità, com’è che adesso non si tiene più conto di questi valori aggiunti, e si punta invece tutto sul lauto appalto? Ma da quando è che la città non è più di tutti? Ma è mai possibile che non importi più niente a nessuno? Povera Musa dell’Architettura, sola e abbandonata.
La mala interpretazione sia dei vicini Arconi di via della Rupe, inadeguatamente tamponati, sia del Mercato Coperto, inopportunamente sopraelevato con gabbiotti invasivi, sono evidente sintomo di una regressione, di un decadimento progressivo nel quale il popolo perugino è sempre più posto di fronte al fatto compiuto.
I progettisti di allora avrebbero potuto realizzare il Mercato in una struttura con più piani, ma non lo fecero per l’imprescindibilità sia dell’ampia visuale da palazzo dei Priori alla valle umbra, sia per la vocazione al multiuso, scevro da sovrapposizioni permanenti.
Sono lontani i tempi in cui sulla terrazza ci si poteva intrattenere in discrete serate danzanti sotto la luna e le stelle.
Ora tre quarti della terrazza non esistono più, in quanto la sua superficie è stata impropriamente invasa da pesanti gabbiotti, in esercizio esclusivamente durante gli orari commerciali.
Fa tenerezza la recente proposta avanzata da un anonimo di inserire un ponticello che scavalca il tetto della corte interna per raggiungere l’affaccio sul belvedere: elemento questo che aggiunge accrocco agli accrocchi perpetrati. E pensare che negli anni Trenta il Mercato coperto vinse un premio come superba opera architettonica, che tanto offriva l’occasione di spaziare dalla città all’orizzonte.
Andando avanti di questo passo, non si farà altro che impoverire progressivamente la città, in uno spropositato scialacquamento di importanti risorse economiche pubbliche.
Siamo curiosi di ascoltare le giustificazioni che saranno esposte dalle Autorità competenti in occasione dell’immancabile inaugurazione, anche se ben difficilmente un discorso potrà mai essere convincente.
La querelle del Mercato coperto ha visto impegnate in prima linea, per un buon cinquantennio, cittadini, associazioni e comitati. Il loro impegno si concretizzò in mobilitazione, denunce alla magistratura e convegno.
Per rimediare all’affronto perseverante di trasformare in un massivo ipermercato l’originario Mercato coperto, ci sarebbe una soluzione: rimuovere gli escrescenti boxes, chiedere scusa ai cittadini e restituire alle casse pubbliche i nostri soldi spesi.



Mauro Monella

Inserito sabato 8 ottobre 2022


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Commenti

Nome: Roberta Perfetti
Commento: D'accordo. Completo l'analisi giustamente impietosa, aggiungendo che tutti gli spazi pubblici sono devastati, vedi il corso Vannucci, diventato una mega mensa gestita da tanti privati. E' così vero che in centro non si possono più fare neppure manifestazioni politiche (quindi popolari) perchè non c'è spazio, e vengono autorizzate solo nel ridotto dei Giardinetti, in mezzo alle aiuole. Errata corrige: in piazza IV Novembre è stata autorizzato solo il comozio della Meloni. Chissà perchè?

Nome: Luigi M. Reale
Commento: Sottoscrivo.

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