14/04/2021
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Il Far-West nucleare...
IL FAR-WEST NUCLEARE E' INEVITABILE SE NON RINUNCIAMO ALLE LOGICHE DELLA POTENZAED ALLE TECNOLOGIE AD ESSA ISPIRATE.

Di Alfonso Navarra, giornalista, responsabile del Coordinamento “Fermiamo chi scherza col fuoco atomico”.

La guerra nucleare totale tra Grandi Potenze, ed in particolare tra USA e Russia, è un pericolo reale e può deflagrare anche solo per "errore tecnologico". Questo gravissimo stato di fatto mi sforzo di documentarlo nel mio "La guerra nucleare spiegata a Greta" (Emi edizioni, 2007), quando illustro le dinamiche del "Primo Colpo - First Strike", che sono alla base di Milnet (la versione militare di Internet) o dello "scudo antimissilistico" USA (di cui esiste anche una versione europea). L'"equilibrio del terrore" conduce in realtà ad uno squilibrio che attiva la regola del "chi lancia i missili per primo deve poter vincere".                                                                                                
La tecnologia atomica, sperimentata militarmente il 6 e il 9 agosto 1945 (Hiroshima e Nagasaki), è stata per anni contenuta in un club ristretto, che oggi comprende solo nove Stati: USA, Russia, Gran Bretagna, Francia, Cina: le potenze membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'ONU; ed ancora: India, Pakistan e Corea del Nord; e - ufficiosamente - Israele. Vi sono poi quelle che sono state definite "potenze nucleari latenti": Paesi come la Germania, il Giappone e l'Italia che, se volessero, potrebbero farsi in meno che non si dica la loro Bomba. Il Sud Africa ha costruito alcune testate nucleari (6) che ha successivamente smantellato. Brasile e Argentina sarebbero stati lì lì per costruire le loro armi nucleari, ma avrebbero, almeno per il momento, rinunciato.
I programmi dell'Iraq di Saddam Hussein sono stati, come è noto, bloccati militarmente (bombardamento israeliano ad Osiraq nel 1981 e attacchi durante la guerra del Golfo). Il caso dell'Iraq è l'unico caso in cui attività contrarie al trattato di non-proliferazione sono state oggetto di specifiche azioni militari. Ma Israele oggi minaccia il bis contro i programmi nucleari dell'Iran, che il regime con a capo Mahmoud Ahmadinejad dichiara esclusivamente civili (la CIA conferma fino al 2007). I piani di attacco israeliani sono pronti (si legga in proposito la rivista Limes) ma Obama ha avvisato Netanyahu che non avallerà colpi di testa che scavalchino la fase del "dialogo" che ha aperto per coinvolgere l'Iran nella "stabilizzazione dell'Af-pak" (Afghanistan più Pakistan).
Nel Trattato FMTC (Trattato per l’esclusione dei materiali fissili - Fissile Materials Cut-Off Treaty), attualmente in discussione, troviamo, nero su bianco, l'elenco di 44 Stati in possesso di elevate competenze tecniche che potrebbero portarli a sviluppare armi nucleari.
Il TNP (Trattato di Non Proliferazione Nucleare) fu varato nel 1968 (è entrato in vigore nel 1970) per limitare la diffusione delle armi nucleari ed impegnare le Grandi potenze a disarmare. Al TNP aderiscono tutti i paesi della Carta delle Nazioni Unite con l’esclusione di India, Pakistan, Israele e Corea del Nord; quest’ultimo paese ha annunciato il ritiro dal Trattato nel 2003. Ma, come quadro legale internazionale di controllo degli armamenti, il TNP  rischia di saltare, e nella conferenza di revisione del 2010 - l'appuntamento si tiene ogni 5 anni -  forse ci troviamo di fronte all'ultimo appello prima del fallimento definitivo. La presidenza Obama sta inaugurando un nuovo, positivo, approccio in direzione del disarmo (si veda l'invito alla Russia di fare lo Start-2 alla scadenza dello Start-1) ma bisogna vedere fino a che punto non verrà ostacolata dalla burocrazia militare-strategico-diplomatica e dallo stesso Congresso USA.
La proliferazione verticale crescente (più armi nucleari nello stesso Stato) incentiva, alla fin fine, la proliferazione orizzontale (più Stati con armi nucleari). In base a quali ragionamenti e dinamiche ciò avvenga lo spiega il giornalista statunitense William Langewiesce a conclusione del suo bestseller "Il bazar atomico" (Adelphi, 2007). Langewiesce fa notare ad un militare pakistano che il rischio di un conflitto nucleare cresce con l'aumento della proliferazione, e il pericolo risiede essenzialmente nei sistemi di comando e controllo delle nazioni tecnologicamente arretrate, e nei loro governi instabili e generalmente autoritari e bellicosi. La risposta del militare è questa: "Un ordine mondiale con cinque o sei grandi potenze nucleari da una parte, e tutto il resto del pianeta dall'altra, non sta in piedi. Ci sono molti posti come il Pakistan, paesi poveri che hanno preoccupazioni per la propria sicurezza legittime almeno quanto le vostre. E se gli chiedi di risolverle senza ricorrere alle armi nucleari, ti chiedono perchè non lo fai tu, o non lo fanno gli altri. Non si tratta di cosa è giusto o sbagliato. Semplicemente non funziona così".
Morale della favola, secondo lo scrivente: se non si esce dal gioco della potenza, se non si affermano una cultura e una logica della "sicurezza comune" per affrontare insieme le sfide che coinvolgono tutti gli uomini in quanto tali (la povertà, le disuguaglianze sociali, le malattie, la crisi ambientale, ed innanzitutto proprio il rischio atomico mediante il disarmo generale), forse si potrà evitare un attentato atomico da parte di forze terroriste; ma nessuna tattica impedirà alla fine che gli Stati che lo vogliano, imitando il Pakistan, si costruiscano il loro proprio arsenale nucleare. Si arriverà inevitabilmente, ineluttabilmente, al far-west nucleare!
E parlando di disarmo atomico generale, quale necessità irrinunciabile ed urgente per impedire il far-west atomico, si deve, a mio parere, contemplare in esso la chiusura di tutto il ciclo del nucleare in quanto tale, perchè, con l'attuale nostro livello di civiltà tecnologica, non abbiamo la base tecnica, materiale, per distinguere l'atomo civile da quello militare. Il nucleare civile, al di là di ogni buona intenzione, è di fatto la via per arrivare all'arsenale atomico militare, come dimostra la storia stessa della proliferazione. Esempi: la Francia ha fornito ad Israele, nel 1956, il reattore e l'impianto di ritrattamento di Dimona, da dove è uscito il plutonio delle sue prime armi, e il Canada ha consegnato all'India, nel 1955, il reattore ad acqua pesante che ha prodotto il plutonio delle prime bombe indiane. Il padre dell'atomica pakistana, Abdel Q. Khan, lavorava in una ditta olandese di arricchimento dell'uranio.
La causa di questo inestricabile intreccio sta in questa semplicissima, al momento inaggirabile equazione: combustibile civile = esplosivo militare. Attraverso le due vie che abbiamo visto con gli esempi: l'arricchimento dell'uranio con l'isotopo U-235 (al 3-5% nei reattori civili, al 90-95% nelle bombe) ed attraverso il ritrattamento delle scorie della combustione per estrarne il plutonio (5 kg per Bomba).
L'opposizione al nucleare "civile" può, paradossalmente, indicare la strada per affrontare in modo non fazioso, politicizzato, ideologizzato, la questione del disarmo: il "bastone" che, diventato pistola, poi fucile, poi missile, in passato "difendeva" una comunità umana; oggi, invece, con la tecnologia del 2000, costituisce comunque la principale minaccia da cui dobbiamo difenderci tutti, l'unica umanità universale che abbiamo su questo pianeta.
L'ho detto alla radio iraniana che mi ha appena intervistato (l'intervista è andata in onda il 17-5-09): " Non possiamo inondare la Terra di plutonio - la scoria più ambita della reazione atomica - per decine di migliaia di anni quando solo un grammo di questo elemento artificiale, ottimalmente distribuito, basta a provocare 18 milioni di cancri al polmone. Sono contro il nucleare (civile e militare) per gli americani, i russi, i cinesi, gli italiani ... e gli iraniani. Questa tecnologia è ecocida ed antiumana, è un male in sé: chi prima se ne libera procura un bene per tutti, ma innanzitutto per sé..."



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Inserito lunedì 1 giugno 2009


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