18/04/2024
direttore Renzo Zuccherini

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Gaza: oggi diventare madri è una sfida quotidiana
A Gaza per le donne partorienti e i loro figli è sempre più difficile accedere alle cure mediche pre e post-natali. Chi riesce a partorire in un ospedale, spesso ritorna nel proprio rifugio di fortuna qualche ora dopo aver fatto un parto cesareo. Ribadiamo ancora una volta la richiesta per un cessate il fuoco immediato



Sono quasi 50.000 le donne incinte a Gaza. Da mesi non hanno accesso ai controlli medici e in molte si trovano costrette a partorire in rifugi di fortuna. Chi riesce a raggiungere un ospedale spesso è costretta a lasciarlo solo poche ore dopo essersi sottoposta a un cesareo. Riesci a immaginarlo? Nel sud della Striscia è rimasta una sola struttura che può garantire cure ostetriche specialistiche: l’Emirati Hospital, dove lavora il personale MSF, che riesce a garantire assistenza solo ai casi più urgenti e alle gravidanze con complicazioni gravi. La guerra fa anche questo: rende pericoloso e potenzialmente mortale mettere alla luce un figlio. Senza un cessate il fuoco immediato e l’arrivo degli aiuti che servono, sarà impossibile ripristinare l’assistenza ostetrica per centinaia di migliaia di donne.

A Gaza per le donne partorienti e i loro figli è sempre più difficile accedere alle cure mediche pre e post-natali. Nell’area di Rafah, l’ospedale di maternità è l’unica struttura rimasta per assistere le donne incinte.

Ad oggi a causa della continua crescita dei bisogni della popolazione e una carenza di risorse, l’ospedale di Rafah è in grado di rispondere solo ai parti più a rischio e urgenti. Siamo profondamente preoccupati per la crescente mancanza di assistenza ostetrica per le donne a Gaza.

Triplicato il numero di parti all’ospedale di Rafah
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono circa 50.000 le donne incinte a Gaza, e circa 20.000 bambini sono nati dall’inizio della guerra, secondo l’UNICEF.

A causa della crisi umanitaria in corso – con i servizi sanitari primari inaccessibili e l’impossibilità di raggiungere gli ospedali per mancanza di carburante oltre che la scarsa capacità delle strutture sanitarie ancora funzionanti – le donne in gravidanza a Gaza non hanno avuto accesso ai controlli medici per mesi. Molte sono costrette a partorire in tende di plastica o in edifici pubblici. Chi riesce a partorire in un ospedale, spesso ritorna nel proprio rifugio di fortuna qualche ora dopo aver fatto un parto cesareo.

Con così tante persone sfollate, la situazione a Rafah è spaventosa. Tutti gli spazi sono sovraffollati, con persone che vivono in tende, scuole e ospedali. L’ospedale emiratino sta attualmente affrontando tre volte il numero di parti che gestiva prima della guerra”.
Pascale Coissard
coordinatrice dell’emergenza di MSF a Gaza

Per ridurre il rischio di morbidità e mortalità tra le madri e i neonati, supportiamo l’ospedale con assistenza post-parto e abbiamo aggiunto 12 nuovi posti letto al reparto arrivando a una capacità totale di 20 letti, consentendo così a più pazienti di ricevere un monitoraggio adeguato dopo il parto. Tuttavia, senza le giuste forniture e con il sistema sanitario sotto pressione molte madri vengono dimesse solo dopo poche ore dal parto.

In alcuni casi a causa della difficoltà d’accesso ai servizi di salute materno infantile, molte donne incinte non hanno ricevuto nessun tipo di assistenza dall’inizio della guerra e non hanno fatto visite di controllo.

Le criticità delle cure prenatali e post-parto
Quando le donne incinte non hanno accesso adeguato alle cure mediche, al cibo a sufficienza o a un rifugio appropriato, sia loro che i loro figli sono più esposte a problemi di salute, comprese le infezioni. I figli di donne denutrite incinte o in allattamento sono a rischio immediato di problemi di salute e potenziali carenze nello sviluppo a lungo termine.

Oltre un terzo delle pazienti in cerca di cure prenatali soffre di anemia, una condizione critica per le donne incinte. Inoltre, quasi la metà di queste donne ha avuto infezioni gastro-urinarie, come ad esempio infezioni alle vie urinarie.

Rana Abu Hameida, 33 anni, è stata ammessa al reparto di maternità dell’ospedale al sesto mese di gravidanza a causa di complicazioni, senza aver mai fatto nessuna visita dall’inizio del conflitto.

Da quando siamo sfollati, è stato difficile trovare il modo per andare in ospedale e accedere ai servizi sanitari. È difficile trovare un posto per le cure o organizzare la mia vita in modo da poter ricominciare i controlli mensili. Vivo in una tenda, la vita è dura, soprattutto quando bisogna trovare cibo o acqua e dormire senza un giaciglio adeguato”.
Abu Hameida

Nella prima settimana di gennaio, le nostre ginecologhe ed ostetriche hanno fornito cure prenatali ad oltre 200 pazienti nella clinica di Al Shaboura. Nel reparto di cure post-parto dell’ospedale emiratino, nella prima settimana di espansione del reparto, abbiamo ricevuto 170 pazienti.

Quel che cerchiamo di fornire sono:

cure prenatali;
cure post-parto;
supporto alla salute mentale;
screening per la malnutrizione;
cibo terapeutico supplementare.
Tuttavia, senza sufficienti aiuti umanitari a Gaza e senza la protezione delle poche strutture sanitarie ancora in funzione, la fornitura di cure mediche continuerà ad essere una goccia nell’oceano.

Ribadiamo ancora una volta la richiesta per un cessate il fuoco immediato e incondizionato e chiediamo che le strutture sanitarie siano protette per salvare vite umane.

È necessario ripristinare immediatamente il flusso di aiuti umanitari a Gaza e ristabilire il sistema sanitario, da cui dipende la sopravvivenza di madri e bambini di Gaza.





Medici senza frontiere

Inserito venerdì 16 febbraio 2024


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