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Arco del Bulagaio e mura etrusche della Cupa
Arco del Bulagaio e mura etrusche della Cupa
Arco del Bulagaio: un altro anno sprecato E intanto le piante spontanee invadono il monumento
La situazione dell'arco del Bulagaio e delle mura circostanti sta diventando allarmante: ora arrivano, dall'alto del parco di S. Angelo, le piante spontanee e rampicanti a insinuarsi nelle crepe e nelle fenditure, che presto cominceranno ad allargare spezzando la continuità della trama muraria.
E niente è stato fatto; e soprattutto, niente sembra in vista sul piano dei necessari interventi di recupero e ripristino del monumento.
Incuria ormai annosa e colpevole: soprattutto se confrontata con la sollecitudine con cui si ripara la strada, si ripristina il manto di asfalto, si interviene a favore del traffico privato (lo stesso che sta portando al collasso il monumento).
Inserito lunedì 31 ottobre 2011
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Cadono a pezzi le antiche mura Un blocco si è staccato davanti alla Sapienza vecchia
Continua a peggiorare la situazione delle mura che delimitano il parco della Cupa. E il rischio che prima o poi succeda qualcosa di grave comincia a essere sempre più reale. Dal muretto davanti all’Onaosi, in via della Cupa, infatti si è staccato l’ennesimo blocco di pietra e altri pezzetti sono scivolati nel parco sottostante. Stesso dicasi per il tratto di mura di cinta antistante piazza del Drago, dove il parapetto, in parte rifatto anni fa, è sempre a rischio. I lavori di intervento sulla cinta muraria della Cupa (dove sono attestate varie stratificazioni degli abitanti della città antica, a partire dagli etruschi) sono continuamente annunciati, ma non sembra riescano a decollare. Le mura infatti vengono ritoccate a piccole porzioni e ogni volta i vari cantieri lasciano la situazione praticamente come prima. Anzi, peggio, visto che nell’ultimo caso neppure era stato portato via il materiale di scarto. Comunque ad oggi le mura sono ricoperte da infestanti, con diversi pezzi mancanti che non si sa che fine facciano. Perché alcuni blocchi sono stati rimossi nel corso dei lavori, altri si accumulano in qualche angolo, altri ancora magicamente si ritrovano nei percorsi lungo via Pellini. I lavori annunciati, che fanno parte di un più complesso progetto che comprende una zona molto più vasta del parco, di fatto rischiano di arrivare quando sarà troppo tardi dal momento che la situazione della cinta antica continua a peggiorare. E anche sul fronte davanti all’edificio dell’Onaosi si vedono grossi buchi già dalla strada. Molti sono stati scavati dagli spacciatori per trovare nascondigli, ma altri sono propri dovuti alla mancata manutenzione
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Il fosso del Bulagaio: una selva in abbandono A pochi metri dal centro, un intrico selvatico e degradato
A chi si affacci dalle terrazze sul lato settentrionale di Perugia (la piazza delle Prome, o la piazza del Melo, è lo
stesso), appare la gola profonda e selvaggia del Bulagaio: un tempo giardino di ortolani, coltivato a piccole terrazze di verdura, oggi è un intrico selvaggio e degradato di rovi e sterpi, in mezzo al quale si intravedono i mille colori dei rifiuti gettati dall'alto della città. L'area appartiene al Comune. Ogni tanto si sente vagamente parlare di un parco, ma, vista la fine degli altri parchi sub-centro storico, forse è meglio lasciare che la natura si riprenda il luogo. Certo, la parte apicale mostra inquietanti segni di dissesto: la franosità dei versanti del Bulagaio è nota da tempi immemorabili, tanto che nei secoli passati sono state realizzate varie opere di contenimento e di drenaggio (oggi seppellite sotto i detriti e i rifiuti). Sotto la via S. Antonio, le piante nascondono (ma neanche tanto) i profondi dilavamenti e le frane pregresse. Da poco, lungo la via del Bulagaio (all'altezza dei Cenciarelli) è stato operato un drastico intervento,
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resosi probabilmente necessario dalla lunga incuria in cui il versante era stato lasciato per tanti decenni. Tutta l'area ha bisogno di cure e attenzioni (più volte abbiamo segnalato le pericolose condizioni in cui versano l'arco e le mura del Bulagaio): ogni giorno che passa, queste diventano più urgenti e indifferibili.
Domenica 1 maggio 2011
Arco del Bulagaio e mura etrusche della Cupa: si continua ad aspettare Il Comune rinvia gli interventi di restauro, ma i monumenti non possono più aspettare
Anche quest'anno, puntualmente, nel Piano annuale delle Opere pubbliche del Comune ricompaiono le cifre ipotetiche destinate a lavori di restauro e consolidamento per alcuni monumenti cittadini, come l'arco del Bulagaio e le mura etrusche. Sono le stesse cifre dell'anno scorso, e degli anni precedenti: tutti gli anni sono scritte nel Piano annuale, e lì dimenticate in attesa che qualcuno (un progetto europeo, la Regione, una fondazione...) li finanzi. E i monumenti continuano a deteriorarsi, in modo orami pericoloso anche per la sicurezza pubblica e, nel caso delle mura della Cupa, persino per la stabilità della città. La cifra prevista per le mura etrusche è di un milione di euro per le mura, la stessa cifra che il comune spenderà per asfaltare le strade: con la differenza che - come abbiamo già detto - i soldi per l'asfalto ci sono in bilancio (e saranno ben tre milioni di euro in tre anni), mentre quelli per il restauro delle mura non si sa se arriveranno. E infatti non arrivano mai. Cosa aspettiamo, che una pietra si stacchi dall'arco del Bulagaio e cada sulla strada? Che le crepe nelle mura etrusche minaccino l'acropoli?
(gennaio 2011)
Arco e mura del Bulagaio: anche il 2010 è passato nell'incuria e nell'abbandono
E' ormai finito il 2010 senza che in tutto l'anno si sia fatto nulla per provvedere al degrado del monumento. Ricordiamo che tale incuria, oltre a minacciare un valore storico-architettonico di grande valore per tutta la città, costituisce anche una minaccia fisica, concreta, quotidiana per tutti coloro che vi transitano sotto ogni giorno. In questo caso, una volta di più, sicurezza e cultura sono dalla stessa parte. Il traffico ininterrotto e aggressivo, formato per lo più da auto con il solo guidatore a bordo, è causa del degrado, ma ne può anche restare vittima, se non si interviene al più presto. Mi auguro che non accada nulla prima di questo intervento: ma se ciò dovesse accadere, la responsabilità va tutta a chi ha trascurato la cosa preferendo spendere per nuove rotonde o nuovi svincoli.
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Un'idea per il Bulagaio "Non sarebbe possibile potenziare, allargare e completare, una seconda strada per salire in città?"
di Sara Palmerini
Buongiorno, vi scrivo di un'idea che mi è venuta stamattina mentre ero bloccata in macchina in via del Bulagaio.
Per prima cosa faccio presente che abito a Ponte Rio e lavoro a Elce e sono reduce da 3 anni di chiusura dell'archetto di via Sperandio e da un inverno-primavera in cui è stato chiuso anche il cassero di Porta S. Angelo.
Vorrei far presente che i lavori, anche se necessari, hanno comportato per me e per molte altre persone una deviazione che allunga il percorso per tornare a casa di 7,5Km. Il percorso regolare sarebbe di 5Km e 5+7,5=12,5Km, sempre poco rispetto a chi deve fare 50 o più Km per tornare a casa, ma l'aumento è del 150%.
Per questa ragione tremo e guardo con molto sospetto la vostra pagina che richiede il restauro dell'arco di via del Bulagaio, la deviazione da via delle Mandrelle (o Lambrelli/e) sarebbe più breve: solo 8 Km ma decisamente più trafficata.
Tuttavia amo questa città e sono la prima a sostenere le iniziativa di recupero, certo però queste non possono ostacolare più di tanto i cittadini che lavorano.
Chiusa questa premessa passo a descrivervi l'idea che ho avuto questa mattina: raddoppiare via del Bulagaio. Cartina alla mano, si nota che via del Bulagaio ha una/due quasi parallele, si tratta di una strada denominata nella cartina Strada Ponterio ma anche di via Sperandio, quest'ultima stando alla cartina è interrotta per un centinaio di metri e quindi risulta senza uscita, ma credo che ci sia almeno un viottolo percorribile a piedi per l'intero percorso.
Ecco quindi l'idea: non sarebbe possibile potenziare, allargare e nel caso di via Sperandio completare, una di queste due strade? Il percorso Ponterio-Monteripido risulta più lungo di 1,8 km se percorso da Strada Ponterio e se via Sperandio fosse praticabile questo allungamento si ridurrebbe forse a poche centinaia di metri.
Se una di queste due strade fosse praticabile in modo sistematico, questo comporterebbe un alleggerimento della mole di traffico che passa per via del Bulagaio e la chiusura dell'archetto ai fini del restauro magari non farebbe più tanta paura.
Che ne pensate? Si può partire da questa proposta per farne un progetto fattibile da proporre a chi di dovere?
grazie Sara Palmerini
(N.d.R.: Premetto che la via Sperandio oggi è effettivamente impraticabile alle auto, ma esiste come percorso storico, probabilmente da millenni (fu usato, ci dicono gli studiosi, almeno dall'epoca etrusca). Ma veniamo alla proposta. La nostra cortese lettrice individua due aspetti della questione, tra loro connessi ed entrambi cruciali: 1. l'arco del Bulagaio e le mura dell'area vanno messe in sicurezza e recuperate con un intervento di restauro urgente. Ne va non solo della conservazione del patrimonio architettonico della città (con tutte le conseguenze economiche per una città che nel turismo ha una delle attività principali), ma anche della sicurezza e dell'incolumità di chi vi passa, a piedi o in auto. Su questo punto siamo d'accordo tutti, meno i nostri amministratori, che continuano ad aspettare chissà quali finanziamenti invece di trovare subito le risorse per intervenire. Naturalmente, il restauro delle mura e dell'arco comporterà un periodo di interruzione del traffico e quindi di disagio per gli automobilisti: ma credo che sia meglio allungare un po' la strada che rischiare di ricevere addosso pietre e mattoni. Si tratterebbe comunque di un periodo limitato, perché i lavori non sono neanche tanto imponenti (credo che non vi siano problemi statici, ma solo -!!- problemi di superficie, cioè di pietre che si staccano: ma non sono un tecnico), e dunque non farebbe tanta paura. 2. altra questione è quella del traffico, ormai insostenibile, che passa per l'arco del Bulagaio, che è diventato la terza o quarta corsia della superstrada, in quanto chi deve attraversare la città da est a ovest (provenendo magari da Gubbio, Assisi, Foligno, Macerata...) preferisce passare dal Bulagaio anziché rimanere imbottigliato dentro le gallerie di Piscille. Ogni proposta quindi può essere utile a dare soluzione al problema: e noi volentieri giriamo l'idea della lettrice a chi di dovere. In passato si era anche parlato di una bretella che doveva tagliare a nord la città, unendo Ponte Rio ai Rimbocchi o direttamente a Pian di Massiano: ma non sono questi tempi in cui si possano prevedere impegni di questo tipo.
Noi peraltro, come la lettrice saprà, preferiamo pensare non ad un semplice spostamento del problema dal Bulagaio allo Sperandio o a Ponte d'Oddi, perché pur spostando il flusso di traffico, questo rimarrebbe ugualmente imponente, anzi, creando l'illusione di uno snellimento, potrebbe aumentare ancora. Per questo noi preferiamo pensare a soluzioni che puntino a ridurre drasticamene il traffico, dando una risposta al bisogno della sig.ra Palmerini e di quelli che come lei tutte le mattine si mettono in coda in fondo al Bulagaio: il bisogno cioè di spostarsi velocemente da casa al lavoro e viceversa. E questo lo possono fare solo dei mezzi pubblici di nuova concezione, rapidi, duttili: navette su corsia preferenziale, come quelle promesse (e mai realizzate) da Ponte Rio al centro, e soprattutto un treno che dalle stazioni della cintura servisse davvero come metropolitana di superficie per arrivare in pochi minuti, e con corse frequenti, nei punti più frequentati della città: la ferrovia c'è già, ma i treni non ci passano sopra. Nessuna automobile potrebbe viaggiare più rapida (oggi per salire il Bulagaio in auto, la mattina, ci vogliono anche venti-venticinque minuti!). Pensi che si era parlato addirittura di una teleferica che dal parcheggio di P. Rio portasse a Piazza Grimana o a via del Melo. Tutte soluzioni che costerebbero meno di una nuova strada, e risolverebero in buona misura il problema dell'intasamento su Piazza Grimana. Ma intanto non si è fatto niente. E questa certo è la cosa più grave).
Nella foto: Ponte Rio, la fila che si forma la mattina per salire al Bulagaio. Qualche volta, la fila si forma oltre l'impianto della Gesenu, e poi le auto procedono a passo d'uomo, con fermate e riprese in salita, fino all'arco del Bulagaio e a Piazza Grimana. Fino a pochi anni fa, sotto l'arco del Bulagaio c'era il doppio senso, regolato dal semaforo, e la fila arrivava fino alla chiesina dei Cenciarelli: poi, per "snellire e rendere scorrevole il traffico", si è fatto il senso unico a salire. Il traffico, divenuto più "scorrevole", è rapidamente aumentato, e oggi la fila arriva appunto fino alla Gesenu. Intanto, il parcheggio di Ponte Rio rimane desolatamente vuoto. E' ora di smascherare il mito del "traffico scorrevole" e di cambiare mentalità: se si vuole "snellire il traffico" occorre creare mezzi pubblici rapidi, frequenti, comodi. E le possibilità ci sono: bisogna farlo capire agli amministratori.
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Leggiamo, sul Corriere dell'Umbria del 28 aprile 2010, che la Giunta comunale ha deciso di rinviare un'altra volta l'effettuazione dei lavori di restauro previsti da anni per l'arco del Bulagaio.
La cosa lascia sgomenti, se si considera lo stato di effettiva pericolosità del monumento anche rispetto al gran numero di veicoli e di pedoni che vi passano sotto.
Lascia ancora più sgomenti confrontare la decisione del rinvio con la prontezza con cui invece vengono messe in cantiere opere come nuove strade, rotonde, svincoli: il patrimonio storico-architettonico può aspettare. come se non fosse in realtà uno dei motori trainanti dell'economia cittadina (lasciamo stare i valori come cultura, storia, ecc., che sul mercato non sono nemmeno quotati).
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Il 16 febbraio 2010, il quotidiano 7newsPerugia (in distribuzione gratuita a Perugia e in provincia) riporta la segnalazione del grave stato di degrado in cui versa l'arco del Bulagaio, e lo fa con una grande foto in prima pagina e un ampio servizio a pag. 8. Già in passato altri quotidiani avevano ripreso la denuncia, ma stavolta il nuovo quotidiano lo fa "ad alta voce".
Anche il quotidiano Il Corriere dell'Umbria del 27 febbraio 2010 ha dedicato un ampio servizio, a pag. 17, al tema del recupero dell'arco del Bulagaio, come titolo di apertura. Questo rilancio è importante, data l'inerzia dell'amministrazione: siamo certi che solo tenendo allertata la pubblica opinione si potrà ottenere qualche risultato. E' anche un modo di sottolineare il valore civile e civico dell'informazione. Ora stiamo a vedere... ma non vorremmo aspettare ancora.
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Nel Piano annuale 2010 delle opere pubbliche del Comune di Perugia (allegato alla delibera di Giunta del 14 dicembre 2009) è previsto lo stanziamento di 100 mila euro per il restauro dell'arco del Bulagaio. In realtà, sono gli stessi 100 mila euro già previsti nel 2009 e non spesi, per motivi che non conosciamo. Speriamo che quseto sia l'anno buono per spenderli, perché le condizioni del monumento si fanno di giorno in giorno più drammatiche.
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L'Arco del Bulagaio, prezioso monumento delle nostre mura antiche, sta andando a pezzi: le erbe infestanti non rimosse, le pietre sconnesse, i buchi nel tessuto murario stanno minacciando la sua stessa stabilità.
Le cause del degrado del monumento, in realtà, sono legate al pessimo modello di sviluppo che è prevalso e che fin qui ha usato la città senza alcuno scrupolo, dandoci in cambio incuria, traffico pesante e incessante, continue collisioni di auto sugli stipiti, smog: queste sono le vere cause, non certo il passare del tempo, che pure diventa decisivo con l'incuria.
A gennaio 2009 abbiamo letto sulla stampa - che ha dato una buona risonanza al nostro appello - che sono stati stanziati 100.000 euro per l'arco: non sapremmo dire se la cifra è sufficiente ad assicurare un intervento davvero risolutivo; certo è qualcosa.
Il 20 gennaio, a Buongiorno Regione di Rai Tre (ore 7,30-8,00) è andato in onda il servizio sulle condizioni dell'arco del Bulagaio e dintorni. La giornalista Lucia Cappelletti, dopo aver mostrato le immagini del degrado del monumento e della zona, ha intervistato il direttore de La Tramontana, Renzo Zuccherini, che, alla domanda: "Che cosa si può fare per migliorare la situazione?", ha risposto:
"Nell'immediato, bisogna restaurare il monumento e le mura del Bulagaio; poi, bisogna eliminare il traffico sotto l'arco, la vera causa del degrado: questo vuol dire che bisogna velocizzare il traffico eliminando il traffico privato e sostituendolo con mezzi pubblici più veloci, cioè le navette".
(nelle foto, la giornalista e l'operatore Rai durante le riprese del servizio)
Purtroppo, da allora non è successo nulla: le erbacce e le piante continuano a crescere, le pietre continuano a traballare, il traffico è sempre più pesante ed incessante, e non si vede traccia di alcun intervento di restauro.
Che cosa si aspetta a fare qualcosa? Che crolli tutto?
Ci auguriamo ora un intervento urgente di restauro e ripristino della godibilità del monumento, che ne assicurino la conservazione nel tempo.