20/11/2019
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La giaculatoria laica del San Nicolò
Sulle denominazioni dell'ospedale perugino

Recentemente La Tramontana ha pubblicato un intervento di Daniele Crotti  (L'Ospedale unico di Perugia, http://www.latramontanaperugia.it/articolo.asp?id=3796) relativo alla polemica sulla denominazione del nuovo Polo Unico Ospedaliero di San Sisto.
Condivido la sua osservazione secondo la quale per noi perugini l’Ospedale di Sant'Andrea della Fratte continuerà ad essere indicato semplicemente come il "Silvestrini". Del resto credo che la scelta del nome di questo insigne specialista in Patologia e Clinica Medica per la nuova sede del nosocomio cittadino sia stato un giusto riconoscimento per la sua opera come primario ospedaliero  e docente universitario a Perugia nei primi decenni del novecento. Fu in particolare uno dei promotori più convinti della creazione dell’Ospedale di Monteluce,  polo assistenziale e didattico nel quale si è sviluppata quella “qualità della sanità pubblica” che ha trovato nel nuovo Ospedale un ambito di sviluppo e che ora, sempre di più, siamo tutti chiamati a difendere.
D’altra parte però, l’affermazione fatta sempre dall’amico Crotti secondo il quale si sia voluto “affibbiare un nome di un santo” al Polo Unico Ospedaliero ha suscitato in me un lontano ricordo.
Tra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta del secolo scorso, lavoravo come Fisioterapista presso il Centro Recupero e Riabilitazione Funzionale dell’Ospedale di Monteluce. All’epoca, per le comunicazioni interne tra i diversi reparti, come richieste di esami o consulenze specialistiche, trasferimenti di malati, esecuzione di riparazioni, fornitura di materiale, concessione di congedi, venivano usati piccoli moduli cartacei di circa 15 centimetri per 20. Mi colpì il fatto che, pur  avendo dimensioni così ridotte, quei foglietti di uso così comune avessero tutta la parte superiore occupata da un “logo” imponente e da una denominazione stampata a lettere cubitali :

Ospedali Riuniti di
SANTA MARIA DELLA MISERICORDIA
SAN NICOLO’ DEGLI INCURABILI
e PIETRO GROCCO

Ebbene: tutti i dipendenti dell’Ospedale, dai primari fino all’ultimo degli ausiliari, delle capo sala al personale amministrativo, dagli infermieri agli autisti delle ambulanze, definivano questo indispensabile e quotidiano strumento di lavoro semplicemente “San Nicolò“,  facendo riecheggiare questa invocazione dagli ambulatori ai magazzini, dalle corsie alle cucine, dalle sale operatorie alla lavanderia.
Centinaia e centinaia di volte al giorno, per anni ed anni, tutti all’interno dell’Ospedale hanno pronunciato il nome di quel Santo in una involontaria ma reiterata “giaculatoria laica“.  Non più la supplica rivolta al patrono di un ospizio per incurabili gestito da un ordine religioso (il vecchio Fatebenefratelli) ma l’appello al silenzioso tutore di un lavoro rivolto a garantire la salute a tutti i cittadini che chiedevano assistenza ad una istituzione pubblica.

(nella foto, la chiesa di S. Giovanni di Dio, sul retro dell'ex ospedale di S. Nicolò degli Incurabili, detto dei Fatebenefratelli: le finestre sulla destra sono ancora quelle dell'ex ospedale)



Paolo Piazza

Inserito martedì 17 aprile 2012


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